C´era un tempo, molti anni fa, in cui Berlino era per me solo la fredda,
anonima e un pochino triste citta' tedesca, senza Montmartre, senza la Guinness,
senza le Ramblas, ma solo qualche Wurst e qualche nostalgico del punk.
C´era un tempo in cui mi ha attirato a se’ per la prima volta, piu' per
voglia di fare sempre cio' che gli altri non fanno, cio' che agli altri non
piace. Come quando mi rifiuto di leggere un libro, pur se valido, solo
perche´lo stanno leggendo tutti...e aspetto quando non va piu di moda.
Non andava di moda, Berlino, in quegli anni e cosi' ho deciso di conoscerla, e al primo
appuntamento e’ stata grigia, monocolore, freddissima...l'odore di ferro delle
banchine della metropolitana che mi colpi' piu' forte delle raffiche di vento
quando arriva il treno e quella lingua astrusa e dura come le espressioni dei
suoi abitanti, alla Ivan Drago, l'antagonista del nostro Rocky Balboa.
C'e' stato un tempo, qualche giorno dopo, in cui di questa citta' mi sono
innamorata, un amore che comprendeva anche quell'odore di ferro delle banchine
della S-bahn, e pure quelle un po' piu' comuniste della U-bahn.
C'era un tempo in cui mi sono innamorata dei treni che, se c'e' scritto
in due min ma arrivano in quattro ti chiedono comprensione e pazienza, delle
bottiglie di vetro come bene piu' prezioso della birra che contengono, dell'idolatria
nei confronti dei ciclisti, nemmeno fossero Gandhi.
C'era un tempo in cui mi sono fatta incantare da OstBerlin, dal Club der
Visionäre, dallo Yaam, e dal mezzo litro di Sterni a 60 cent da portarsi a
spasso come il gelato.
Dopo troppi anni e viaggi MIL-BER a/r, e' arrivato un tempo in cui bere la Sterni
voleva solo dire emicranie impossibili, il Mauerpark era diventato un girone
infernale da cui stare alla larga, se non per farci due soldi, e Kreuzberg
aveva anche un po' rotto le palle.
C'e' stato un tempo, qualche Anmeldung
dopo, in cui Berlino ha voluto diventare la mia casa, perche' sapeva davvero
capirmi, come ogni casa che si ritenga tale, ma anche farmi sentire
dolorosamente sola, estranea al lavoro, totalmente disorientata nel fare una
semplice risonanza al ginocchio.
In questi stessi tempi, i primi a Berlino, questa citta' riusciva a sfinire le mie giornate, con l'inglese
twentyfourhours, e il tedesco a scuola la sera, tornata sui banchi alla Volkshochschule,
insieme a tanti strani personaggi, tutti piu bravi di me, con cui era
impossibile dire che Ligabue dovrebbe anche piantarla che ha fatto il suo o
fare un po´di sana caciara italica (spagnoli a parte).
E´arrivato poi un tempo in cui l'italiano e' diventato noioso, non solo
la lingua, e i momenti in cui mi ritrovavo a spiegare ai colleghi tedeschi (diventati nel frattempo amici) concetti
profondi come “l’essere rincoglioniti“, una droga.
In questo tempo gioivo, gioisco dell'essere continuamente in mezzo ai misunderstanding, alle gaffe culturali,
il bacino NO ma l´abbraccio SI, i tre-quattro ripetuti di seguito a loop „Wie
bitte?“ seguiti da un quinto, „Ach so!“, fingendo clamorosamente di aver capito
tutto. Ma la soddisfazione suscitata al lavoro (forse piu' mia che del gruppo), dopo avermi vista la prima volta rispondere
al telefono, corrugare la fronte nel tentativo di decodificare e poi uscire con
un quasi perfetto „Sie ist noch nicht da. Können Sie später anrufen bitte?“
Oddio, sono riuscita a dirlo davvero??
E quanto e' diventata bella per me questa lingua ora, e quanto e' riuscita a farmi vedere Berlino con occhi diversi, e
a farmela sentire meno casa-vacanza.
E´poi arrivato un giorno in cui ho deciso di rinunciare definitivamente alla terra del buon vino rosso
e dell'alta cucina per un posto dove si accompagna il risotto (scotto) con il cappuccino, e il giorno dopo
qualcosa di inaspettato ma molto voluto ha deciso di cambiare ancora tutto, di allontanarmi da casa,
dall'odore del ferro, dall'abbraccioSibacinoNO, dal cibo a
disposizione giorno e notte e in ogni angolo ma i supermercati chiusi la domenica, pure sotto Natale, tranne
l'Edeka di Friedrichstraße che ha salvato tanti nostri brunch ma annientato,
per due fette di pane e due uova, il risparmio accumulato in una settimana di
spesa al Netto.
C´era un tempo in cui ero terrorizzata dall'idea che la distanza potesse
allontanarmi dal cuore dei miei amici piu cari, lasciati in Italia, ma poi
e' arrivato il tempo in cui ho capito che aveva ragione Gibran...„La montagna ispira piu´reverenza e
appare piu´chiara al viandante della valle che all' abitante delle sue pendici“.
E' ora di fare tesoro di questa poesia per superare la mancanza della mia famiglia berlinese..
Ora c'e' un tempo in cui il viandante torna alle pendici della montagna
per essere il vinavil delle serate (cit.) con gli altri abitanti della valle e
per farsi da loro riempire il cuore.
Ora e' un tempo storico per la mia bellissima citta' (che compie 25 anni
di totale e vera liberta' senza il muro a dividerla) ed e' un tempo storico per me (che qui,
prima di salutarla, compio 40 anni della mia vita): lo stesso giorno, sara´un
caso?
Poi ci sarà un tempo in cui,ne sono sicura,ci tornerai nella Tua Città perchè siete legate con un filo invisibile a tanti ma non a chi ti conosce da 40anni!
RispondiEliminatu si che ci sai…credo resisterò´meno di un mese senza vederla..
RispondiEliminaC'era un tempo in cui non ti conoscevo, un tempo in cui immaginavo di mollare tutto e trasferirmi a Berlin. Erano gli anni in cui la mia vita è stata stravolta dagli eventi e in cui evidentemente anche la tua richiedeva un cambiamento.C'era un tempo in cui appena avevo 200 euro disponibili salivo su un volo e scappavo a Berlin, a volte da sola, a volte trascinando amici o fidanzati cercando di spiegare perché quel posto mi facesse stare bene e mi capisse perfettamente. Non sempre l'effetto sugli altri era positivo, ma di sicuro non potevano rimanere indifferenti. Anche perché li martellavo in continuazione su quanto fosse incredibile quella città. Quando tornavo a casa appiccicavo foglietti e biglietti dell'aereo, della metro, di tutte le centomila cose che avevo visto e vissuto seppure da " turista". Anche se poi le cose da turista non erano quelle che mi affascinavano di più.C'era un tempo in cui ho fotografato gli adesivi più assurdi, le scritte più colorate, i muri screpolati nei quali vedevo qualcosa, come quando guardi le nuvole o le ombre e ti immagini cose che solo tu vedi. Ho fotografato i tappi delle bottiglie per terra, i cestini della spesa adornati di fiori, le biciclette con le decorazioni, le luci, le strade, le facce della gente, i punk. Ho scambiato sigarette italiane per birra e würstel, ho bevuto litri di birra, ho perso ore di sonno, ho vagato per la città, mi sono persa e ritrovata un sacco di volte. Ho chiesto informazioni nel mio inglese stentato e ho ricevuto aiuto in ogni occasione. Ho ballato in posti strani, sono tornata da sola di notte all'ostello e nessuno mi ha mai infastidita, ho tentato si imparare il tedesco da sola (con risultati scarsissimi!!!). Ho cercato di prendere tutto ciò che ho potuto, seppur in brevi periodi. Sempre troppo brevi purtroppo.Mi è mancato il coraggio che hai avuto tu cara amica Marica, non ce l'ho fatta a fare quel salto che certamente avrebbe cambiato tutto. Forse non dovevo farlo, forse si. Comunque non l'ho fatto.Attraverso i tuoi occhi e i tuoi scritti ho vissuto emozioni ed esperienze incredibili, come se fossi stata lì al posto tuo. A volte mi sembra di sentire l'odore del ferro di cui parli e di assaporare i colori dell'autunno, compreso quel grigio che solo a Berlin ho visto. Leggere i tuoi scritti a volte è un pugno nello stomaco, a volte mi aiuta a immaginare cose che avrei fatto di sicuro anche io, a volte mi fa venire malinconia, a volte gioia.Il tuo ritorno sarà un altro grande salto. A 40 anni. Cambi la tua vita di nuovo.I miei 40 anni mi hanno regalato una grande novità: ti ho incrociata sul web e non ti ho mollata più! Mi hai riempito pensieri, sogni e giornate di quelle grandi passioni che hai vissuto e che vivi. I pj hanno fatto il resto.Che altro dire? Ci sarà un tempo per ritornare e un tempo per ricordare. Un tempo nuovo da vivere intensamente qui, e un altro tempo per condividere un nuovo viaggio con qualcun'altro. E che la curiosità sia sempre tua alleata.
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